|Gli spiriti del Natale❧

il

 

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Il racconto ci aveva tenuti col fiato sospeso attorno al focolare, ma, salvo l’ovvia
osservazione che esso era raccapricciante, come dovrebbe in fondo essere ogni strana storia narrata la vigilia di Natale in una vecchia casa (…)

  • Il Giro di vite, Henry James

Raccontare storie di fantasmi, riuniti intorno al camino, con un fuoco scoppiettante come unica fonte di illuminazione è un’immagine che evoca notti vittoriane, fatte di gentiluomini e dame in costume d’epoca, corone di vischio, edera e pungitopo e neve che si attacca ai vetri delle finestre…

Eppure è una tradizione, morente ormai in Gran Bretagna, che resta vivida nella nostra immaginazione nonostante sull’italico suolo forse resta qualcosa di simile solo nelle memorie contadine dei nostri bis-nonni.

Raccontare storie di fantasmi durante i mesi invernali richiama la pratica pagana di riunirsi per raccontare storie di divinità, antenati e spiriti per celebrare il Solstizio d’Inverno, il giorno più corto dell’anno noto come Yule.

In questa festa di Mezzo Inverno, come per Samhain, si credeva che la divisione tra questo mondo e l’Altro fosse più sottile e questo permetteva -secondo la credenza- agli spiriti di passare oltre il velo che separa i vivi dai morti.
Molte delle tradizioni natalizie che conosciamo oggi provengono da usanze pagane, ed è probabile che il racconto di storie di fantasmi abbia radici simili -rimembrando forse un’epoca in cui le leggende degli antenati morti venivano raccontate intorno al fuoco sacro di un tempio.

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Telling Ghost Story – Angela Barrett

 

L’idea che le lunghe e oscure notti invernali siano adatte a storie terrifiche si trova già in Christopher Marlowe e si connota in maniera precisa in The Jews of Malta (1589) con una definizione molto specifica: una “storia d’inverno” è una storia di fantasmi.

Ora rammento le parole di quelle anziane donne
che nella mia opulenza mi racconterebbe storie d’inverno e parlerebbe di spiriti e fantasmi che scivolano di notte.

 

E ancora in The Winter’s Tale di Shakespeare, scritto nel 1611, il Bardo dell’Avon fa dire a Mamilius

Una storia triste è la cosa migliore per l’inverno. Ne ho una

di folletti e goblin.

Più tardi se ne avrà un’altra menzione nel Saducismus Triumphatis, il trattato sulla stregoneria di Joseph Glanville pubblicato postumo nel 1681, l’autore ammonisce le persone che liquidano l’esistenza della stregoneria come “favole dei Racconti d’Inverno o delle Vecchie Mogli*”

A toglierci ogni dubbio, in A Christmas Tree, è proprio Charles Dickens quando scrive

Ci sarà sempre odore di caldarroste e di altri buoni generi di conforto, dato che raccontiamo storie d’inverno – o, per meglio dire, storie di fantasmi – intorno al fuoco di Natale.

La frase “storie d’inverno” e la sua variante “racconti d’inverno” erano per lo più cadute in disuso all’epoca di Dickens ma continuano a riferirsi a quel filo fantastico che si intreccia per intrattenere gli interlocutori attorno a un fuoco invernale, ci permettono di collocare questo genere di storie proprio in quello che gli inglesi definiscono Yuletide, il tempo che precede il Solstizio d’Inverno e -successivamente- il Natale.

Durante l’era Vittoriana, un’epoca in cui le credenze spirituali venivano costantemente ribaltate dalle scoperte scientifiche, si era creato un tale senso di incertezza che aveva permesso un profondo e sostanziale revival spirituale. Si verificò, ad esempio, una rinascita evangelica all’interno della Chiesa Cristiana e sorsero una schiera di culti dissenzienti, eterodossi e millenaristi. Fu l’Età dell’Oro della fede nel Soprannaturale e terreno fertilissimo per le storie di fantasmi.

Dickens è forse il più famoso, ma non è certo il solo ad essersi cimentato nell’impresa di rendere il Natale una ricorrenza più spettrale. In realtà, Washington Irving aveva già presagito il personaggio di  Gabriel Grub con le sue raffigurazioni del Natale in The Scratchbook of Geoffrey Crayon (1819-20).  Henry James, usa la narrazione di fantasmi natalizi come cornice per The Turn of the Screw (1898).

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King’s College, al chiaro di luna, retro – cartolina (1888 -1940)

Sebbene poco dopo la tradizione di raccontare storie di fantasmi sembrerà subire uno stallo, riprenderà più florida e rigogliosa con M.R. James, rettore per molti anni del King’s College di Cambridge e forse il più grande scrittore di Ghost story, che pare avesse l’abitudine di scrivere ogni Natale una storia di fantasmi da leggere per l’occasione agli amici che si riunivano da lui. Gurney Lubbock, autore di A Memoir of M.R. James, ci racconta

Bisognava sempre insistere un poco, la sera prestabilita il gruppo si ritrovava ad aspettare a lungo finché, di solito verso le undici, “Monty” non appariva con l’inchiostro
ancora umido sull’ultimo foglio. Tutti i lumi meno uno venivano spenti; e
si dava inizio alla lettura del racconto.

In epoca contemporanea, il compianto scrittore canadese Robertson Davies, aveva l’abitudine ogni Natale di girare per le aule del Massey College e raccontare o leggere le sue storie di fantasmi. Da Stephen King ad Anne Rice, passando per il poco conosciuto in Italia Chris Priestly  con lo spassoso e terrorizzante Christmas Tales of Terror, che ricorda almeno nel titolo i Twelve Terrors of Christmas di John Updike illustrato magistralmente da Edward Gorey tutti gli scrittori che hanno a che fare con il Soprannaturale finiscono per cedere al fascino delle Storie d’Inverno, e gira e rigira c’è sempre un fantasma di mezzo

 

 

 

 

-I testi, salvo diversamente indicato, sono proprietà dell’autrice e coperti da copyright, ne è vietata ogni ridistribuzione e/o copia anche parziale-

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